“Ricostruire meglio: verso un mondo post COVID-19 inclusivo della disabilità, accessibile e sostenibile”
Il tema scelto per la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 2020 – #IDPD – è un augurio per una presa di coscienza che in Italia tarda a maturare.
A partire dal fatto che il mondo post COVID-19 è già di fronte ai nostri occhi.
Aldilà dei titoli, degli annunci e delle continue giornate celebrative bisogna innanzitutto diffondere la consapevolezza che è urgente lavorare sul piano della Conoscenza e quindi della crescita del benessere.

I nemici contro cui combattere sono:

  1. la mancanza di una visione intellettuale e politica sull’inclusione
  2. l’assenza di processi legati alla crescita della conoscenza
  3. la debolezza strutturale di un Welfare illusorio

Queste problematiche causano:

Sul piano delle scelte programmatiche

    1. Inefficacia e astrattezza nella programmazione
    2. Inefficienza e lentezza delle iniziative di intervento
    3. Cedimento e disgregazione delle reti del sostegno, della formazione e della promozione sociale

Sul piano individuale e sociale

    1. Esclusione
    2. Povertà
    3. Frustrazione
    4. Solitudine
    5. Disperazione

I Diritti non sono acquisiti fino a che non possono essere esercitati. Non bastano i trattati, le leggi e i regolamenti che di fatto già esistono e hanno ben definito diritti e linee guida.
Questi dispositivi burocratici restano sulla carta e non vengono applicati.
Servono competenze, capacità cooperativa, approcci inclusivi a partire dal lavoro svolto dagli operatori di settore ad ogni livello di impegno.

Una politica che procede poggiando sulla finta soluzione delle emergenze, gioca di fatto sulla pelle delle persone e riduce tragicamente gli spazi di libertà e di crescita individuale e collettiva.
Questo avviene con ancora più violenza nei confronti delle categorie più esposte e produce il costante aumento delle disuguaglianze che è sotto gli occhi di tutti.
Un popolo imprigionato nella filosofia della continua emergenza è un popolo ricattato.
I comitati tecnici e le iniziative tappabuchi servono solo a ingigantire i problemi.

Che fare
L’inclusione non deve cadere dall’alto e non deve arrivare solo dall’altro
Bisogna realizzare un processo che velocemente metta in mano ai cittadini gli strumenti di autodeterminazione indispensabili per generare e vivere l’inclusione.

L’accessibilità non è un elenco di regole, di strumenti e di linee guida
Occorre determinare una coscienza condivisa che promuova il progresso culturale delle classi dirigenti, dei corpi intermedi e dei singoli individui.

La sostenibilità non è una formula astratta
La validità di un processo sostenibile è stabilita dalla qualità dell’intervento, dal quoziente di intelligenza che lo caratterizza e dal livello di consapevolezza di chi ne beneficia.

Proposte
La responsabilità fluida che è affidata in modo disordinata a troppe strutture equivale alla responsabilità di nessuno. Lo dimostra l’eterno scaricabarili a cui assistiamo.
Serve nell’immediato la creazione di organismi che sappiano assumersi la responsabilità di dare risposte concrete e mettere in moto percorsi dinamici e veloci.

Il primo dei Diritti da conquistare è il Diritto al Benessere e dipende dal Diritto alla Verità.
L’unica strada per arrivare alla verità è quella della Conoscenza e non esiste elemento più inclusivo di questo.

+Cultura Accessibile, a 9 mesi dalla proposta tempestivamente lanciata, torna a proporre

  • l’istituzione di un comitato di intervento
  • la creazione di un’agenzia nazionale per l’inclusione culturale

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