Film accessibili, le occasioni perdute. Ma qualcosa si muove
29 GENNAIO 2018 | di Ornella Sgroi

Fonte: http://invisibili.corriere.it/2018/01/29/film-accessibili-le-occasioni-perdute-ma-qualcosa-si-muove/
Il Cinema è una magia cui tutti hanno diritto. Eppure non tutti possono goderne. Soprattutto le persone con disabilità sensoriale o cognitiva, che a causa di oggettive difficoltà o vere impossibilità di fruizione dei film non possono godere di quella straordinaria atmosfera che il viaggio cinematografico porta con sé sul grande schermo. Per questo motivo, da tempo, si sta lavorando per rendere la magia dei film accessibile anche a loro. Puntando soprattutto su tre strumenti: l’audio descrizione per i non vedenti, i sottotitoli per le persone sorde e l’adattamento ambientale per chi è nello spettro autistico.
Un impegno preciso e programmatico è arrivato in questa direzione da Cinemanchìo, il progetto culturale di inclusione sociale dedicato alle persone con disabilità sensoriali e/o cognitive, che per esempio ha iniziato a promuovere l’adattamento ambientale per le proiezioni “autism friedly”, dando anche ai bimbi autistici la possibilità di vivere e godere in sala, senza limiti e paure, l’esperienza cinematografica. Esperienza che anche noi di InVisibili abbiamo sperimentato in prima persona e insieme a loro, alla scorsa Festa del Cinema di Roma, constatando la libertà di fruizione che queste proiezioni regalano a questi piccoli spettatori.
Qualche giorno fa abbiamo purtroppo ricevuto una lettera/appello dai referenti del progetto, Daniela Trunfio e Stefano Pierpaoli, molto delusi dall’esito di un incontro avvenuto lo scorso 16 gennaio con il segretario particolare del Ministro Dario Franceschini, Giuseppe Battaglia, organizzato per presentare la richiesta di un fondo speciale a sostegno di Cinemanchìo e del suo percorso culturale e sociale collegato all’accessibilità del prodotto cinematografico.
21317412_10203700750395871_3228106484431567033_nCome sottolineano Daniela e Stefano nella loro lettera, tutte le attività inerenti al progetto sono state svolte senza alcun compenso personale, contando solo sulle forze e gli investimenti personali di chi crede in questa iniziativa e di chi lavora ogni giorno per rendere anche il cinema un diritto di tutti. Cioè, fruibile da tutti. Eppure, rendere anche le persone con disabilità protagoniste effettive dell’esperienza culturale, e quindi anche dell’esperienza cinematografica, in vista di un’inclusione sociale reale che possa migliorare la loro qualità di vita, è un progetto che non può fare affidamento sempre e solo sulle loro famiglie e sui volontari che dedicano energie, tempo e capitali a meritevoli progetti di questo tipo che, comunque sia e seppur in economia, delle spese vive le comportano.
Troppo spesso, e sempre più spesso, le istituzioni delegano ai singoli e ai privati ruoli e competenze che sono prima di tutto oneri e doveri di uno Stato davvero sociale, che abbia cioè a cuore la dignità delle persone su cui si regge. Una dignità di cui la cultura e la sua fruibilità fanno parte, diventandone anzi una priorità. La delusione dei coordinatori di Cinemanchìo non è un caso isolato, purtroppo. Ed è comprensibile, nel momento in cui si sono visti negare la possibilità di presentare la richiesta in questione dagli stessi funzionari del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo che gliel’avevano suggerita, quando lo scorso aprile avevano concesso al progetto il patrocinio del MiBact.

Il racconto dell’incontro, contenuto nella lettera di Cinemanchìo, trasuda peraltro grande amarezza soprattutto per le modalità con cui si è svolto. Rapido e distratto. E leggere che la burocrazia “scarica” le persone con fastidio, soprattutto “se si parla di disabilità e diritti”, è una sconfitta per le nostre istituzioni. Ma anche per ognuno di noi che si ritiene cittadino di uno Stato civile. Umano.
Con la nuova Legge Cinema il Ministero ha previsto che, nei futuri bandi a sostegno dell’audiovisivo, sia riconosciuto un punteggio maggiore per l’accesso ai finanziamenti alle produzioni che inseriranno nei progetti la resa accessibile dei film prodotti. È già un buon risultato, ottenuto anche grazie alle indicazioni fornite dal progetto Cinemanchìo in un loro intervento presso il Ministero e la Direzione Cinema. Ma di certo non è abbastanza, per ottenere una resa accessibile graduale e modulata che individui appuntamenti fissi nella programmazione cinematografica con proiezioni settimanali o mensili fruibili anche dalle persone con disabilità. Che, peraltro, rappresentano una fetta di pubblico importante per un sistema cinematografico come quello italiano che stacca sempre meno biglietti, secondo i dati relativi al 2017.
Come sottolinea Stefano Pierpaoli, si tratta di milioni di italiani che vorrebbero andare al cinema ma non possono a causa della non accessibilità dei film. Milioni di italiani che contribuiscono anche ai fondi pubblici che il Ministero reinveste nel cinema per una cifra pari a 400 milioni di euro l’anno. «Un Ministero della Cultura, per essere davvero tale, deve valorizzare e stimolare la cultura come processo, anche inclusivo, e non come prodotto. Altrimenti non è altro che un ministero dello sfruttamento economico del prodotto culturale» ci dice Pierpaoli al telefono. «Il nostro rammarico deriva non dalla questione economica in sé, ma dall’indifferenza delle istituzioni che invece dovrebbero avere una presenza attiva in un progetto di grande rilevanza culturale e sociale, costruito intorno alle persone e al servizio delle persone».

La buona notizia, in questa vicenda, è che i tavoli di discussione non si sono interrotti. Almeno non quelli tra progetti come Cinemanchìo e le principali associazioni cinematografiche italiane. In un successivo incontro, avvenuto lo scorso 18 gennaio nella sede dell’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive (Anica), i referenti di Cinemanchìo e i rappresentanti della filiera cinematografica italiana, tra i quali Raimondo Del Tufo per la DG Cinema del Mibact e i delegati dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema (Anec) e dell’Associazione Nazionale Esercenti Multiplex (Anem), hanno portato avanti il confronto sul tema con risultati importanti.

Dopo questo incontro, Daniela e Stefano ci hanno riscritto rincuorati. Per raccontarci che, in un clima stavolta positivo e propositivo, “tutti i presenti hanno confermato la piena disponibilità a definire una
piattaforma per realizzare la resa accessibile delle opere cinematografiche seguendo le indicazioni fornite da Cinemanchìo”. Il prossimo appuntamento è già fissato per il 9 febbraio e a quanto pare “entro la fine di marzo l’Italia avrà un modello per l’accessibilità culturale che verrà attuato e messo a sistema nel brevissimo periodo. Un risultato che porterà il nostro Paese a un livello di civiltà maggiore e garantirà a milioni di persone di partecipare all’esperienza del cinema. Cinemanchìo è ancora vivo e sta raggiungendo l’obiettivo per cui si era impegnato”.

Ne siamo felici. Perché non avrebbe senso lasciare proprio il cinema nell’angolo dell’invisibilità. Buon lavoro, dunque. Confidando nel fatto che ognuno faccia la propria parte. Lo Stato prima di tutti.