Fonte: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/un-bene-confiscato-ai-casamonica-ora-rivive-per-le-persone-con-autismo

ROMA. Dalla villa dei mafiosi a “casa di tutti”. Ieri è stata davvero una gran bella giornata. Non solo perché illuminata da un sole più primaverile che invernale. Nella villona confiscata ai Casamonica si inaugura la “casa” dell’Associazione nazionale genitori soggetti autistici (Angsa). «Non sarà solo la casa degli autistici ma di tutti. Uno spazio aperto al territorio. Un luogo accogliente dove tutti possano sentirsi a casa e non ospiti », spiega con convinzione la presidente Stefania Stellino, mamma di due ragazzi autistici. E illustra il progetto: laboratori di cucina, ceramica, arte e informatica; un centro di ascolto per le famiglie; la collaborazione col Bambino Gesù e l’Universita di Tor Vergata. Ad ascoltarla nella grande sala della villa, un tempo piena di stucchi e dorature e oggi tutta colorata, sono il presidente della Regione Lazio e segretario Pd, Nicola Zingaretti, il direttore dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, Bruno Frattasi e don Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliario del settore Roma Est (proprio quello con gli insediamenti del clan).

Siamo in via Roccabernarda, quartiere Camporomano, proprio uno dei ‘regni’ dei Casamonica. Tante ville lussuose della “famiglia”. Quella al civico 14-16 è stata confiscata nel 2013 ma sgomberata solo il 21 febbraio 2017 ed è passata al patrimonio della Regione che ha così potuto emanare il bando pubblico. A vincere è stata l’Angsa, con “1 casa x 100 progetti per l’autismo. Spazio multifunzionale per persone e famiglie con autismo”. È la prima volta che un immobile confiscato ai Casamonica giunge al riutilizzo sociale. Era in discrete condizioni ma c’è stato comunque bisogno di molto lavoro per renderla adatta alle attività previste. Così, come ha ricordato la presidente, ogni domenica mattina si è aperto il cantiere della solidarietà. Genitori, volontari di Libera e di altre associazioni, scout. Ma Stefania ci tiene a ricordare soprattutto i ragazzi del “Progetto daje”, giovani detenuti. «Dovevano venire una volta sola ma hanno chiesto di tornare. Erano felici di aiutarci». Davvero tanta solidarietà attorno a questa impresa. «Oggi si completa un percorso – sottolinea il presidente dell’Osservatorio sicurezza e legalità della Regione, Gianpiero Cioffredi -. Qui stiamo trasmettendo speranza e fiducia. Se ci si mette insieme, nulla non si può cambiare, anche riconquistare un territorio che era dei mafiosi». È la riflessione che fa anche don Gianpiero. «Il sogno è costruire insieme. Quando la criminalità organizzata deve fare un passo indietro a favore di chi costruisce il bene, davvero è una festa». Questa casa, aggiunge, «è un segno bellissimo. Non siamo più costretti alla tristezza e all’impotenza. E questi ragazzi ci aiuteranno a capire la diversità». «È un progetto entusiasmante – concorda il prefetto Frattasi -. Oggi qui si riacquista fiducia. Vorremmo che le cose andassero più veloci, invece ci vogliono anni. Bisogna farlo insieme, come qui, non è il lavoro di uno solo. Istituzioni e società civile. Una giornata così mi dà la carica». Una giornata un tempo impensabile, ricorda Zingaretti. «Solo pochi anni fa i Casamonica sembravano imbattibili, c’era paura. Dico grazie di cuore a chi ha avuto il coraggio di buttarsi in questa avventura. Da qui lanciamo un messaggio: da bene mafioso a bene confiscato e a bene liberato, a servizio della comunità». Poi un “avviso” ai clan e non solo a loro. «Nessuno si permetta di dire che ci sono luoghi intoccabili perché ci governano i mafiosi. Noi faremo di tutto per liberarli. L’Italia bella è più di quella brutta dei mafiosi, ma deve incontrarsi, stare insieme. Non ci fermeremo – promette – abbiamo altri progetti».

Proprio di fronte alla villa alcuni bambini giocano nel ‘Parco della legalità’ inaugurato il 22 maggio 2019. Qui sorgeva la villa di ben mille metri quadri di Giuseppe Casamonica. Abusiva. Era stata sgomberata nel 2013, ma poi vandalizzata. A novembre 2018 è stata abbattuta realizzando il parco. Davvero questo territorio non è più “cosa loro”.

ANTONIO MARIA MIRA

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